GLP-1: l’ormone della sazietà che hai già dentro
Come azienda che opera nel settore degli integratori, sappiamo che la fiducia si costruisce anche attraverso l'informazione, non solo attraverso i prodotti che proponiamo. L’obiettivo di Ambioph, infatti, non si esaurisce nella proposta di soluzioni: nasce prima di tutto dalla volontà di prenderci cura delle persone, aiutandole a comprendere i meccanismi che regolano la propria salute. Per questo, gli articoli che la Redazione Scientifica Ambioph pubblica nascono da un lavoro di ricerca e approfondimento scientifico che prescinde dai prodotti Ambioph, e che vogliamo mettere gratuitamente a disposizione di chiunque abbia a cuore la propria salute e longevità.

E se uno dei più interessanti alleati della sazietà fosse già nel nostro intestino?
Si chiama GLP-1 ed è un ormone prodotto naturalmente dall'organismo quando mangiamo. Negli ultimi anni è diventato famoso perché il suo meccanismo ha ispirato alcuni farmaci utilizzati contro diabete e obesità. Ma il GLP-1 fa parte della nostra fisiologia da sempre.
Cosa fa il GLP-1?
Dopo un pasto, alcune cellule dell'intestino rilasciano GLP-1, che contribuisce a regolare la glicemia, modulare lo svuotamento dello stomaco e inviare al cervello segnali legati alla sazietà. [1]
In pratica, è uno dei modi con cui intestino e cervello si scambiano un messaggio molto semplice: “Abbiamo mangiato, possiamo rallentare.”
La parte interessante? Anche ciò che mangiamo influenza questi segnali.
Come sostenere naturalmente i meccanismi della sazietà?
Non esiste un alimento capace di imitare un farmaco GLP-1. Esistono però alcune semplici abitudini alimentari interessanti dal punto di vista metabolico.

1 Proteine a ogni pasto.
Uova, pesce, yogurt greco, legumi, carne e altre fonti proteiche favoriscono la sazietà e aiutano a preservare la massa muscolare, aspetto particolarmente importante con l'avanzare dell'età. [2]
2 Prima verdure e proteine, poi i carboidrati.
Sembra un dettaglio, ma alcuni studi hanno osservato che cambiare l'ordine degli alimenti può ridurre l'aumento di glucosio e insulina dopo il pasto. [3]
3 Più fibre per il microbiota.
Avena, legumi, verdure, mele, cipolle e porri forniscono fibre che i batteri intestinali possono fermentare producendo acidi grassi a catena corta (SCFA). Queste molecole interagiscono con i sistemi intestinali coinvolti nella regolazione del metabolismo e della sazietà. [4]
4 Sì ai grassi di buona qualità.
Olio extravergine d'oliva, frutta a guscio e pesce apportano grassi insaturi. L'acido oleico dell'olio d'oliva è inoltre collegato alla produzione di oleoiletanolamide (OEA), una molecola coinvolta nei segnali di sazietà. [5]
Berberina e Akkermansia: cosa dice la ricerca?
Anche il mondo dell'integrazione sta studiando il rapporto tra intestino e metabolismo.
La berberina, sostanza presente nelle piante del genere Berberis, ha mostrato in studi sperimentali la capacità di influenzare alcuni meccanismi coinvolti nella secrezione di GLP-1. [6]
Molto studiata è anche Akkermansia muciniphila, un batterio naturalmente presente nel microbiota intestinale. Alcuni trial clinici sull'integrazione con Akkermansia, anche pastorizzata, hanno prodotto risultati promettenti su alcuni parametri metabolici. [7]
Sono campi di ricerca interessanti, ma è importante mantenere la giusta prospettiva: né la berberina né Akkermansia possono essere considerate equivalenti naturali dei farmaci GLP-1.
Il messaggio da ricordare
Il GLP-1 ci ricorda una cosa affascinante: intestino, cervello, microbiota e metabolismo dialogano continuamente.
Non esistono scorciatoie miracolose, ma alimentazione ricca di fibre, proteine adeguate, grassi di qualità, movimento e cura del microbiota possono aiutare a sostenere i naturali meccanismi che regolano metabolismo e sazietà.
E forse il nostro intestino ha ancora parecchi segreti da raccontarci.

Nota: Questo articolo ha scopo puramente informativo. Prima di iniziare qualsiasi percorso di integrazione, consulta sempre il tuo medico per una valutazione personalizzata.
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Ricerca Bibliografica
[1] Drucker DJ, Habener JF, Holst JJ. J Clin Invest.
[2] Paddon-Jones D, et al. Am J Clin Nutr.
[3] Shukla AP, et al. Diabetes Care.
[4] Cani PD. Kidney Int.
[5] Mennella I, et al. Food Funct. 2015.
[6] Yu Y, et al. Biochem Pharmacol.
[7] Depommier C, et al. Nat Med.